L'IMU GRAVA SUL TRUSTEE – nota di commento a Corte di Cassazione, Sezione tributaria, sentenza 20 giugno 2019, n.16550.

SOMMARIO: 1.Premessa – 2. Fattispecie – 3. La soluzione dei giudici di legittimità – 4. Conclusioni.

1. PREMESSA.
La Corte di Cassazione, con la sentenza del 20 giugno 2019, n.16550, ha affrontato un'importante tematica, su cui vale la pena soffermarsi, in tema di pagamento dell'Imu in capo al trustee. I giudici di legittimità hanno affermato che l'ICI (oggi IMU) è un tributo di natura patrimoniale che considera come base imponibile il valore del bene immobile, a prescindere, in linea generale, da qualsivoglia condizione personale del titolare del diritto e dall'uso che si faccia del bene.
Conseguentemente, individua nel trustee il soggetto passivo di imposta poichè, ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs, 504 del 1992, riveste la qualità di proprietario perche, allo stesso trustee, è stato trasferito il bene dal disponente. Inotre, il trustee ha il possesso, l'amministrazione e gestione del bene, fra cui anche il dovere di assolvere agli oneri gravanti sulla proprietà.

2. FATTISPECIE.
B.M., in qualità di trustee, impugnava l'avviso di accertamento relativo al pagamento dell'ICI, per l'anno d'imposta 2009, emesso dal Comune di Bassano del Grappa e dunque proponeva ricorso in Commissione Tributaria Provinciale. I giudici di prime cure accoglievano parzialmente il ricorso del contribuente, ricalcolavano le sanzioni ma rigettavano l'eccezione di carenza di legittimazione passiva per il pagamento del tributo. Il ricorrente, nella propria difesa, affermava che i beni oggetto d'imposta fossero di proprietà del trust e in quanto tale soggetto passivo di imposta.
Inoltre egli era solo l'amministratore (trustee) di tali beni e comunque di proprietà effettiva di un terzo.
Il contribuente appellava tempestivamente la sentenza presso la Commissione Tributaria Regionale del Veneto. I giudici d'appello nell'accertare che i beni fossero di proprietà del trustee, in conformità alla trascrizione nei registri immobiliari e al catasto, fissavano i presupposti per qualificare il trust in esame quale trust traslativo, secondo lo schema delineato dalla L. n. 364 del 1989, art. 2, di ratifica della Convenzione dell'Aja del 1 luglio 1985, ovvero un negozio mediante il quale avviene il trasferimento dei beni dal disponente al trustee e conseguentemente quest'ultimo ne diviene proprietario, con il dovere di amministrarli e gestirli secondo le condizioni e finalità dell'atto istitutivo, ed a beneficio dei soggetti in esso indicati.
I giudici di secondo grado, pertanto, respingevano l'appello.
Infine, avverso la sentenza di secondo grado veniva proposto ricorso per Cassazione affidato a due motivi di gravame. In particolare, con il primo motivo di ricorso il contribuente (trustee) lamentava la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art 3 (soggetti passivi dell'ICI ora denominata IMU) e della Convenzione internazionale dell'Aja del 1985 sul trust, art. 3, nonchè della legge di recepimento e degli artt. 1362 e 1363 c.c. in relazione all'art. 360 c.p.c.,n. 5, per contraddittorietà della motivazione.
Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamentava l'omesso esame di un fatto decisivo e la violazione dell'art. 1322 c.c.

3. LA SOLUZIONE DEI GIUDICI DI LEGITTIMITA'.
I giudici di legittimità, prima di approdare alla soluzione adottata, fanno una prima analisi sul concetto di trust traslativo. Affermano che, secondo un consolidato orientamento della Corte (Cfr.: Cass. Civ. Sez. I, n. 3456/2015; Cass. Civ. Sez. V, n. 25478/2015; Cass. Civ. Sez. II, n. 28363/2011), il trust traslativo non è un ente dotato di personalità giuridica ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee. Quest'ultimo dispone del diritto e in quanto tale interviene nei rapporti con i terzi, agisce e resiste in giudizio e risponde delle sanzioni amministrative dovute dal proprietario.
Richiamando una recente sentenza (Cass. Civ.sez. III n. 9320/2019), la Corte precisa che la peculiarità dell'istituto risiede nello "sdoppiamento del concetto di proprietà", tipico dei paesi di common law: la proprietà legale del trust, attribuita al trustee, ne rende quest'ultimo unico titolare dei relativi diritti tuttavia i beni restano segregati e quindi diventano estranei non soltanto al patrimonio del disponente, ma anche a quello del personale del trustee che deve amministrarli e disporne secondo il programma del trust.
Passa poi ad analizzare la soggettività passiva di imposta in materia di Ires nel caso di Trust.
Infatti, il legislatore, con l'art. 73 del T.U.I.R ha esplicitamente disciplinato la soggettività tributaria ai fini IRES attribuendola al trust, individuandolo, così, come una entità fiscalmente separata tanto dal disponente che dal trustee.
Ciò comporta che non si determino incertezze sul presupposto impositivo e sul soggetto che deve presentare la dichiarazione dei redditi, specie ove si consideri che il trust non ha una regolamentazione nella legislazione nazionale.
In materia di ICI, invece, il legislatore non è intervenuto per attribuire una soggettività tributaria.
Ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs. n. 504/92 soggetto passivo e il proprietario o titolare di altro diritto reale.
Secondo la Suprema Corte la soggettività passiva del trust ai fini IRES non fa discendere una generica soggettività passiva anche per altri tributi posto che l'art. 14 delle preleggi vieta l'interpretazione analogica delle norme eccezionali (Le leggi penali e quelle che fanno eccezione a regole generali o ad altre leggi non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati). L'eccezione in questo caso sarebbe rappresentata dall'attribuire una forma di soggettività ai fini tributari ad un organizzazione priva di personalità giuridica.

CONCLUSIONE

Alla luce di quanto detto, non avendo il citato art. 73 del TUIR attribuito al trust la personalità giuridica, nè, tantomeno, può farlo la giurisprudenza, mancando al trust la personalità giuridica manca allo stesso il requisito indispensabile per poter essere titolare di diritti reali, tanto che, per perseguire gli scopi propri dell'istituto i beni vengono trasferiti appunto ad una persona fisica.
Pertanto è il trustee che amministra e fa fronte a tutte le spese di amministrazione, in particolare diviene proprietario dei beni in trust acquistando, così, tutti i poteri e i doveri del proprietario. Di conseguenza il soggetto passivo dell'Ici (oggi IMU) dei beni conferiti in un trust traslativo (trasferimento del patrimonio in trust dal disponente al trustee) deve essere individuato nel trustee.
I giudicanti evidenziano che ciò non viola la segregazione patrimoniale, inquadrata nel contesto delle finalità perseguite dall'istituto, che comporta l'effetto di rendere i beni conferiti in trust non aggredibili dai creditori personali del disponente nè da quelli del trustee.
In forza di questo assunto la Corte afferma il principio giuridico secondo cui il soggetto passivo dell'ICI (oggi IMU) dei beni conferiti in trust deve essere individuato nel trustee. Le parti, nel negozio istitutivo del trust, potranno continuare a prevedere chi deve sostenere, in termini sostanziali, l'onere economico delle imposte e in che misura il trustee può rivalersi delle spese sostenute per l'amministrazione.
Lecce, 27 febbraio 2020
Avv. Maria Leo

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