CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO ANCHE PER LE IMPRESE IN DIFFICOLTA'?

Nel dettare le disposizioni attuative del contributo a fondo perduto, l’Agenzia delle Entrate ha inserito - quale condizione preclusiva per la richiesta del beneficio - il rispetto dei limiti e delle condizioni stabiliti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020, che esclude le imprese in difficoltà. A questa condizione, ribadita dalla stessa Agenzia nella circolare n. 15/E del 2020, non fa però alcun riferimento il decreto Rilancio. Sorge allora un dubbio applicativo che genera un problema di rilevante impatto: le imprese in difficoltà devono attenersi alle istruzioni dettate dalle Entrate oppure, in base alla lettera della norma, possono comunque beneficiare del contributo a fondo perduto?

Il decreto Rilancio (art. 25, D.L. n. 34/2020) ha previsto un contributo a fondo perduto, destinato ai soggetti esercenti attività d'impresa, di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA. Il comma 2 della disposizione esclude espressamente:
- soggetti con attività cessata alla data di presentazione dell'istanza;
- enti pubblici di cui all'art 74 D.L Rilancio;
- soggetti di cui all'art. 162-bis TUIR;
- soggetti di cui agli articoli 27 e 38 del decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020);
- lavoratori dipendenti e professionisti “ordinisti”.
Al comma 10, il legislatore demanda poi a un provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate le precisazioni riguardanti le modalità, il contenuto e i termini di presentazione dell'istanza, nonché ogni altro elemento necessario all'attuazione delle disposizioni del medesimo articolo.
In virtù di tale “delega”, l’Agenzia delle Entrate ha emanato il provvedimento 10 giugno 2020, corredato di istanza per il riconoscimento, istruzioni e specifiche tecniche, nell'ambito del quale, al punto 8, rubricato “Disposizioni Comunitarie”, si legge:
Il contributo a fondo perduto è erogato nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final "Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19", e successive modifiche”.
A seguire, il 13 giugno è stata emanata anche la circolare n. 15/E dell’Agenzia delle Entrate recante “Chiarimenti ai fini della fruizione del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 25 del Decreto-Legge 19 maggio 2020, n. 34”, ove al punto 7 si fa nuovamente richiamo al rispetto dei limiti e condizioni della già citata Comunicazione della Commissione Europea.
Più nel dettaglio, nel documento di prassi viene richiamata la sez. 3.1. della Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020, dove si afferma che la Commissione considererà compatibili ai sensi dell’art. 107, paragrafo 3, lett. b), del TFUE, aiuti temporanei di importo limitato alle imprese che si trovano di fronte ad un’improvvisa carenza o addirittura indisponibilità di liquidità, purché siano soddisfatte tutte le condizioni specificatamente indicate.

Imprese in difficoltà
Ciò premesso, tra le condizioni previste dalla Comunicazione, alla quale fa riferimento l'Agenzia delle Entrate, è espressamente disposto (par. 3.1, punto 22, lett. c)) che l’aiuto non può essere concesso a imprese che si trovano già in difficoltà al 31 dicembre 2019.
Si tratta delle imprese meglio definite all’art. 2, punto 18, del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014 ovvero:
- le S.r.l., S.p.a., S.a.p.a., diverse dalle PMI costituite da meno di tre anni, che abbiano perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate;
- le S.n.c. e le S.a.s., diverse dalle PMI costituite da meno di tre anni, che abbiano perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate;
- l’impresa oggetto di procedura concorsuale per insolvenza o che soddisfi le condizioni previste dal diritto nazionale per l’apertura nei suoi confronti di una tale procedura su richiesta dei suoi creditori;
- l’impresa che abbia ricevuto un aiuto per il salvataggio e non abbia ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia, o abbia ricevuto un aiuto per la ristrutturazione e sia ancora soggetta a un piano di ristrutturazione;
- l’impresa, che non sia una PMI, nel caso presenti, insieme, negli ultimi due anni, il rapporto debito / patrimonio netto contabile superiore a 7,5 e il quoziente di copertura degli interessi (EBITDA / interessi) inferiore a 1.

Il decreto Rilancio non esclude le imprese in difficoltà

A questo punto, le perplessità sorgono spontanee dal momento che l'ulteriore condizione soggettiva per accedere al beneficio (nella specie, l'esclusione delle imprese in difficoltà), non è stata espressamente prevista dal legislatore nell’ambito dell’art. 25 del D.L. n. 34/2020.
A ben vedere, infatti, la lettura del decreto Rilancio permette di evidenziare che, quando il legislatore ha inteso applicare i limiti e le condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea, lo ha fatto esplicitamente.
Si vedano, ad esempio, l’art. 24 (in materia di versamento IRAP), l’art. 26 (in materia di rafforzamento patrimoniale delle imprese di medie dimensioni), l’art. 28 (in materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo e affitto d’azienda), l'art. 54 (in materia di aiuti sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali), l'art. 55 (in materia di aiuti sotto forma di garanzia sui prestiti alle imprese), l’art. 120 (in materia di credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro) e l’art. 177 (in materia di IMU per il settore turistico).
A tal proposito, si deve anche evidenziare che il Legislatore, operando un rinvio generico alla Comunicazione della Commissione Europea, non ha brillato per chiarezza. Meglio avrebbe fatto se, all'interno delle norme citate, avesse esplicitato i limiti e le condizioni posti dalla Comunicazione, non costringendo così l'operatore a procedere a una analisi della Comunicazione.
E infatti, solo nell'art. 26, in riferimento alle misure di sostegno sul credito d’imposta per le perdite di esercizio (comma 8) e sull'emissione di strumenti finanziari (comma 12) viene indicata la preclusione per le imprese in difficoltà. Mentre, nello stesso art. 26, in riferimento al credito d’imposta ai soggetti che effettuano l'aumento di capitale (comma 4) tale preclusione è chiaramente esclusa, facendovi rientrare pertanto tra i potenziali beneficiari, le imprese in difficoltà.
Sulla scorta di quanto sopra, potrebbe quindi ritenersi che il legislatore, non richiamando la Comunicazione della Commissione nell’art. 25, D.L. n. 34/2020, abbia volutamente inteso ricomprendere nell'ambito del beneficio del contributo a fondo perduto anche le imprese in difficoltà al 31 dicembre 2019.
Di contro, l’omesso richiamo alle suddette condizioni, potrebbe anche ritenersi una mera “svista” del Legislatore, che l’Agenzia delle Entrate ha inteso chiarire con il proprio provvedimento.
Ora, non pare ci sia margine, per il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, per colmare una eventuale lacuna legislativa (si evidenzia, infatti, che il comma 10 dell'art. 25 delega all’Agenzia la sola attuazione della norma, non consentendo anche di intervenire sulla platea dei soggetti interessati).
Ad ogni modo, la posizione dell’Agenzia dell’Entrate si potrebbe comunque comprendere analizzando la natura stessa del contributo a fondo perduto: si tratta infatti di un beneficio che è ricompreso nella categoria delle “sovvenzioni dirette”, di cui al punto 3.1 della Comunicazione della Commissione Europea del 19 marzo 2020 - “C(2020) 1863 final, quindi, soggetto ai previsti limiti e condizioni.
In ogni caso tale posizione avrebbe dovuto trovare più chiaro riscontro nel provvedimento del 10 giugno 2020, atteso che vi è solo un generico richiamo alla Comunicazione della Commissione. Inoltre, nell’istanza (allegata al provvedimento) da presentarsi per il riconoscimento del contributo a fondo perduto, non viene annoverata la condizione di esclusione delle “impresa in difficoltà”.

Alcune considerazioni
Al fine di chiarire la situazione sopra descritta è necessario che il legislatore, anche in sede di conversione in legge del decreto Rilancio, preveda espressamente il richiamo ai limiti e condizioni fissati dalla Comunicazione (o il escluda espressamente).
Comunque, a oggi è opportuno che l'impresa in difficoltà valuti con molta attenzione se avanzare richiesta di contributo a fondo perduto perché la posizione dell’Agenzia delle Entrate è nel senso di escluderlo e ciò comporterebbe l'applicazione di sanzioni penali e amministrative, accettando poi l'alea dell'eventuale giudizio a seguito di impugnazione dei provvedimenti sanzionatori.
Lecce, 08/07/2020
Avv. Leonardo Leo